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Trasparenza retributiva e parità salariale: la Fisascat Cisl interviene nel dibattito sul recepimento della Direttiva UE 2023/970
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6 Marzo 2026

Trasparenza retributiva e parità salariale: la Fisascat Cisl interviene nel dibattito sul recepimento della Direttiva UE 2023/970

Roma, 6 marzo 2026 – Rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva, garantire criteri di trasparenza realmente efficaci nei sistemi retributivi e prevenire fenomeni di dumping contrattuale nei settori del terziario di mercato, caratterizzati da una forte presenza di occupazione femminile. Sono questi alcuni dei temi al centro della tavola rotonda promossa a Roma dalla Fisascat Cisl dal titolo “Parità partecipata. La sfida dell’inclusione passa dal salario”.

L’iniziativa, organizzata in prossimità della Giornata internazionale della Donna, ha rappresentato un momento di confronto sulle novità introdotte dalla Direttiva UE 2023/970 in materia di trasparenza retributiva e sul suo prossimo recepimento nell’ordinamento italiano, anche alla luce dello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 5 febbraio.

Il confronto, moderato dalla segretaria nazionale Fisascat Cisl Aurora Blanca e aperto dall’intervento di Cinzia Pietrosanto, coordinatrice Donne e Politiche di Genere della federazione, ha visto la partecipazione della viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, della consigliera nazionale di parità Filomena D’Antini e del direttore dell’Ufficio Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro Gianni Rosas. A concludere i lavori la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola.

Il dibattito si è inserito in un contesto nel quale il gender pay gap continua a rappresentare una criticità strutturale anche nei settori del terziario di mercato. Secondo il Rendiconto di Genere 2025 elaborato dal CIV Inps, nel settore privato la retribuzione giornaliera media delle donne è pari a 82,63 euro contro i 111,25 euro degli uomini, con un divario del 25,7%. Nel commercio il gap si attesta al 23,6%, nel turismo al 15,7%. Differenze che derivano da fattori strutturali che continuano a incidere sui percorsi professionali femminili: maggiore diffusione del part time, spesso involontario, carriere più discontinue e una presenza ancora limitata nei ruoli di responsabilità. Dinamiche che nel tempo si riflettono anche sul piano previdenziale: le pensioni delle lavoratrici dipendenti risultano infatti inferiori in media del 47,2% rispetto a quelle degli uomini.

Ad aprire il confronto è stato il segretario generale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice. «Il recepimento della Direttiva UE 2023/970 – ha dichiarato il sindacalista - deve rappresentare un’occasione per spingere anche le organizzazioni di rappresentanza ad una assunzione di responsabilità compiuta verso le donne che lavorano, per dare risposte nuove a problemi che da troppo tempo restano irrisolti». «Il sindacato dei lavoratori – ha sottolineato - può contribuire concretamente a dare significato alla definizione del “lavoro di pari valore”, fissando criteri oggettivi e negoziando nei contratti collettivi sistemi di classificazione del personale basati su criteri neutrali rispetto al genere: competenze, sforzo, responsabilità e condizioni di lavoro. Il sindacato può richiedere e rendere i premi di risultato più inclusivi, evitando che siano legati esclusivamente a criteri che penalizzano le donne, come la presenza fisica costante. Può impegnarsi per negoziare aumenti salariali mirati per le posizioni a bassa retribuzione o bonus specifici legati al raggiungimento di obiettivi di equità di genere; per ridurre le cause indirette del gap, neutralizzando l’effetto negativo dei periodi di interruzione di carriera per maternità o per congedi finalizzati alla cura e all’assistenza; per estendere ulteriormente i congedi retribuiti ai padri, al fine di favorire una divisione più equilibrata dei carichi familiari; per introdurre previsioni contrattuali che prevedano audit indipendenti sulla parità salariale quale condizione per i datori di lavoro per accedere alle flessibilità negoziate nei contratti collettivi; per migliorare i modelli organizzativi aziendali». «Lo strumento che candidiamo per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo – ha concluso - è la partecipazione: perché per essere vera la parità deve vedere le donne protagoniste. Per essere vera, deve essere parità partecipata».

Nel suo intervento la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci ha sottolineato il valore strategico della direttiva europea e del suo recepimento nell’ordinamento italiano. «Il settore dei servizi e del terziario di mercato è animato e vitalizzato dalle donne, ma è anche caratterizzato da una forte frammentazione che può alimentare disuguaglianze», ha osservato. Per il Governo l’obiettivo è rendere realmente esigibili i diritti delle lavoratrici attraverso un percorso che rafforzi equità, accesso al lavoro e politiche sociali di sostegno alla famiglia. Nel testo dello schema di decreto legislativo è previsto anche un esplicito richiamo alla contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative come strumento di contrasto al dumping contrattuale. «Il recepimento della direttiva non è un semplice adempimento normativo ma una sfida che riguarda la qualità del lavoro e la crescita del Paese: a stessi lavori devono corrispondere pari retribuzioni».

Sul ruolo degli organismi di parità e delle politiche di accompagnamento si è soffermata la consigliera nazionale di parità Filomena D’Antini, che ha evidenziato la necessità di un forte coordinamento tra istituzioni, parti sociali e gli stessi organismi di parità nell’attuazione delle nuove norme. «La trasparenza salariale può diventare uno strumento importante per ridurre il divario retributivo tra uomini e donne», ha spiegato, ricordando anche altri strumenti già previsti dall’ordinamento, come i rapporti sul personale che le aziende con più di 50 dipendenti sono tenute a redigere, la certificazione della parità di genere e le misure a sostegno della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. In questo quadro assume particolare rilievo anche la condivisione della genitorialità, attraverso l’utilizzo degli strumenti di conciliazione e dei congedi parentali, affinché non siano solo le lavoratrici a farsi carico delle scelte che incidono sui percorsi professionali e salariali. «La contrattazione collettiva può svolgere un ruolo determinante per ridurre concretamente i divari che ancora persistono nel mondo del lavoro».

A richiamare il quadro del diritto internazionale del lavoro è stato il direttore dell’Ufficio Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro Gianni Rosas, che ha ricordato come la Convenzione n. 100 dell’ILO del 1951 sulla parità di retribuzione per un lavoro di pari valore rappresenti uno dei pilastri normativi su cui si fondano anche le più recenti iniziative europee. «Si tratta di uno strumento internazionale elaborato anche con il contributo delle organizzazioni sindacali e adottato a livello globale», ha spiegato. La Convenzione definisce metodi e procedure per individuare e correggere i divari salariali e attribuisce un ruolo centrale alle organizzazioni sindacali nel processo che va dalla rilevazione delle disuguaglianze fino alla costruzione delle misure correttive da adottare. In questo percorso la contrattazione collettiva rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare il problema in modo sistemico, intervenendo a livello di impresa e di settore per ridurre e progressivamente eliminare le disparità retributive.

A concludere i lavori è stata la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che ha indicato nella direttiva europea sulla trasparenza salariale «un primo passo importante verso una reale parità». Ridurre le differenze retributive significa innanzitutto garantire alle donne la possibilità di entrare e restare nel mercato del lavoro. «Oggi una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio: un dato che non possiamo accettare», ha affermato, sottolineando la necessità di rafforzare i servizi per la genitorialità e contrastare fenomeni come il part time involontario che limitano le opportunità di carriera femminili. Fumarola ha inoltre richiamato l’importanza di contrastare il dumping contrattuale e i cosiddetti contratti pirata. «Non riducono soltanto i salari ma comprimono diritti, welfare contrattuale e contribuzione previdenziale, producendo meno salario oggi e meno pensione domani. Il contrasto al dumping contrattuale è una battaglia di sistema». Per la leader della Cisl, rafforzare l’occupazione femminile significa anche sostenere la crescita del Paese. «Immettere più donne nel mercato del lavoro può aumentare il Pil di almeno il 9%. Per questo dobbiamo garantire lavoro stabile, di qualità e ben contrattualizzato, insieme a politiche che consentano davvero di conciliare lavoro, genitorialità e percorsi di carriera».