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Terziario di Mercato, le proposte Fisascat Cisl per rafforzare tutele e qualità del lavoro
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6 Maggio 2026

Terziario di Mercato, le proposte Fisascat Cisl per rafforzare tutele e qualità del lavoro

Roma, 6 maggio 2026 – «Il terziario di mercato, per le sue peculiarità settoriali, richiede indici ad hoc per quantificare e certificare la rappresentatività dei soggetti collettivi che sottoscrivono i Ccnl, diversi da quelli adottati in altri settori, come l’industria o il pubblico impiego. Se si vuole fare un buon servizio alla trasparenza delle relazioni sindacali, queste non devono essere fondate sul reciproco riconoscimento delle parti, ma su un reale livello di rappresentatività, sia delle associazioni datoriali che delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. E non si può prescindere dalla valutazione della base applicativa dei contratti collettivi, nazionali, territoriali e aziendali».

Così il segretario generale della Fisascat Cisl, Vincenzo Dell’Orefice, interviene nel dibattito sulla riforma degli accordi interconfederali in materia di rappresentatività sindacale, nel corso del Consiglio Generale della federazione cislina riunito a Roma per adempimenti statutari e per l’integrazione della segreteria nazionale, in presenza della leader Cisl, Daniela Fumarola. Focus anche sul lavoro povero e disagiato, fenomeno diffuso nei settori del commercio, turismo e servizi.

«Questione del salario, lavoro povero, un delta eccessivo tra lordo e netto in busta paga, crescita stagnante, bassa produttività, redditi che non reggono di fronte a prezzi fuori controllo», ha sottolineato il sindacalista, rilanciando le proposte già al centro del XXI Congresso nazionale di categoria: interventi strutturali nella contrattazione collettiva, puntando su ricambio generazionale, formazione e diritto individuale alla formazione continua, in un settore che, globalmente inteso, rappresenta oltre il 70% del PIL e dell’occupazione nazionale, capace di generare oltre il 60% dei nuovi posti di lavoro, con una forte incidenza della componente femminile.

«Non possiamo tacere il bisogno che questo Paese ha degli Stati Generali del Terziario, un’occasione per approfondire in maniera corale condizioni e prospettive di un arcipelago settoriale che è divenuto il cuore pulsante della nostra economia», ha sottolineato Dell’Orefice. Sul lavoro delle donne, «alle lavoratrici che guardano alla Fisascat con speranza - ha rimarcato il sindacalista - non facciamo promesse irrealizzabili, ma proponiamo un patto: dateci la vostra delega per portare avanti in maniera ancora più efficace il contrasto al divario retributivo di genere. Siamo sicuri che l’unica strada per affermare una vera parità salariale sia la contrattazione».

In vista dei futuri rinnovi contrattuali la Federazione indica con chiarezza le priorità negoziali: rafforzamento della contrattazione integrativa, territoriale e aziendale, contrasto al part-time involontario, attraverso l’incremento delle ore e meccanismi di consolidamento dell’orario contrattuale, revisione delle clausole elastiche, copertura economica per i part-time ciclici e strumenti di sostegno al reddito. Tra gli obiettivi anche il contrasto al lavoro precario, lo sviluppo della previdenza complementare e misure per migliorare la programmazione delle turnazioni e tempi di vita. Sul lavoro disagiato, la proposta è quella di introdurre il diritto a non lavorare quattro domeniche al mese e di avviare una campagna nazionale per una diversa organizzazione del lavoro, basata sulla riduzione della frammentazione delle prestazioni e su una maggiore prevedibilità degli orari.

Sul dumping contrattuale, nonostante l’ampia copertura dei contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, a quota 96,8% nell’ambito del lavoro privato, per Dell’Orefice «il fenomeno c’è e si fonda su un’aberrazione che confligge con ogni nostro valore: lo sfruttamento delle persone che lavorano». E i differenziali retributivi con i “contratti pirata” possono superare il 40%. «Non facciamoci illusioni: il dumping contrattuale non si combatte coi proclami e non si supera con soluzioni tecniche. Sarà la rappresentatività del sindacato vero a sconfiggerlo» è l’affondo del sindacalista. «E a poco servirebbe, per fronteggiare il dumping così come il lavoro povero, confidare nel valore demiurgico del salario minimo stabilito per via legislativa, espropriando, da parte della politica, il sindacato della sua funzione di autorità salariale. Chi lo propone, volendo dare risposte a quanti lavorano con retribuzioni orarie basse, finirebbe per promuovere la “fuoriuscita” dei datori di lavoro dai Ccnl, cancellando, in un sol colpo, i diritti, le tutele e le garanzie che da questi ricavano le lavoratrici ed i lavoratori. Serve rafforzare la contrattazione di qualità», ha affermato il segretario generale.

Il richiamo anche al tema fiscale: «I salari – ha stigmatizzato – sono bassi non solo per le criticità del sistema delle relazioni industriali, ma anche per il peso significativo del fisco sui redditi da lavoro dipendente. Occorre lavorare a una riforma complessiva del sistema impositivo, capace di ridurre il divario tra retribuzione lorda e netta».